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Falso bio ecco come difendersi

 

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Il falso bio coinvolge aziende ignare della provenienza delle materie prime.

Alimenti come mais e soia arrivano nelle aziende italiane del biologico muniti della certificazione richiesta. Ma purtroppo, in pochi sanno che quest’ultima è stata ottenuta in modo irregolare, attraverso la mano della criminalità che connette l’Italia ai Paesi esteri, come è stato reso noto dall’ultimo maxi-blitz a Pesaro.

Frode del biologico – Le aziende italiane dovranno prestare molta più attenzione per quanto riguarda la provenienza dei prodotti primi, che si utilizzano per la realizzazione degli alimenti che sono destinati al commercio al dettaglio; questi ultimi coinvolgono sia i punti vendita ‘di nicchia’ che i negozi che comprendono la grande distribuzione, sempre più predisposti al biologico per via della richiesta sempre maggiore dei consumatori, di portare sulle tavole prodotti naturali con una valida certificazione. A causa delle frodi, però, la certificazione bio rischia di non avere più valenza.

Vertical bio– Uno degli ultimi eclatanti casi che hanno come tema le frodi nel biologico, riguarda l’indagine Vertical Bio, che è riuscita a sventare un giro d’affari criminoso da ben 30 milioni di euro, con 20 persone indagate, che giravano nei dintorni della provincia di Pesaro e il cui ‘operato’ aveva a che fare con le importazioni di falsi prodotti bio provenienti dai Paesi esteri, in particolare dall’India, Ucraina e Moldavia.

Sleale concorrenza – Le aziende italiane sono quasi ormai costrette a difendersi dalla concorrenza sleale dovuta alle frodi nel biologico. Il falso bio è un grave problema che può mettere in reale difficoltà l’intero comparto nazionale. Le aziende che operano secondo le regole rischiano di avere uno svantaggio economico. Al contrario, salgono i guadagni di chi acquista materie prime contraffatte a prezzi più bassi, provenienti dall’estero, che coinvolgono giri criminali di cui con molta probabilità deve ancora essere svelata la reale portata.

Aziende italiane – In che modo possono difendersi le aziende italiane dalle frodi nel biologico? Per garantire l’autenticità delle produzioni biologiche serve sviluppare sempre più sinergie possibili tra il metodo di produzione e le filiere locali, esclusivamente dedicate al metodo biologico. Si tratta della soluzione che ha proposto il Consorzio Marche Biologiche, che vede nella riscoperta delle filiere italiane, questa possibile soluzione al problema delle frodi, grazie a prodotti biologici facilmente tracciabili, di cui è possibile conoscere in modo dettagliato la provenienza.



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Importazioni – Le aziende italiane devono agire al più presto possibile per mettersi al riparo dalle frodi che interessano il settore bio. Si tratta infatti, di un argomento di primaria importanza. Tra le soluzioni possibili potrebbe comparire il rafforzamento dei controlli sulla merce proveniente dai paesi esteri e un contatto diretto tra le aziende stesse e i fornitori, che negli ultimi anni sta scomparendo a causa della globalizzazione e della dislocazione delle sedi produttive.

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Soluzioni – Alcuni esperti avevano discusso del problema delle importazioni, che possono essere veicolo di veri e propri inganni per quanto riguarda le aziende del biologico. Tra le soluzioni possibili, come dichiara Fabrizio Piva, Amministratore Delegato di CCPB, troviamo Data Bio, un sistema gestito da Federbio che fornisce transazioni più che trasparenti di materie prime, che sono garantite da dati certi forniti dagli organismi di certificazione.

Tiziano Orlandi di Proteo, in occasione di Sana 2013, aveva parlato della possibilità di un distacco dalla soia quale fonte principale per la produzione di mangimi destinati agli allevamenti. Proprio la soia è una delle materie prime al centro delle frodi, anche nel caso di Vertical Bio. Anziché insistere nel proseguire con l’importazione di soia dall’estero, per evitare le frodi le aziende italiane potrebbero prediligere la coltivazione locale di legumi alternativi, come: piselli, favino, ceci e tutti quegli alimenti che possono sostituire la soia.

Cosa ci aspetta – L’Italia purtroppo è costretta ad importare soia e mais dall’Estero, poiché il biologico italiano al momento viene sviluppato in zone non vocate a questo tipo di coltivazioni. Tutto questo ha gravi conseguenze sul comparto dell’allevamento, da cui arrivano le maggiori richieste di materie prime sicure e certificate, per poter infine offrire prodotti che rispettino gli standard del biologico, senza temere alcuna frode.

In un futuro prossimo si potrà forse assistere ad un cambio di rotta, in cui sia l’agricoltura che l’allevamento prediligeranno principalmente la filiera nazionale biologica, che offrirà la possibilità di avere sempre più facilmente a disposizione prodotti di origine locale, quindi sicura e facilmente certificabile grazie agli enti che opereranno sul territorio in un modo capillare, per evitare che materie prime di origine estera riescano in qualche modo ad infiltrarsi tra le maglie della filiera e a generare nuove frodi.

Autor: Marta Albè

Fonte: http://www.greenbiz.it/biologico/9506-frodi-biologico-falso-bio