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Aziende farmaceutice e farmaci letali: ecco cosa ci tengono nascosto

medicina letali

 

La pubblicazione letteraria del dottor Peter C. Gøtzsche, “Medicine letali e crimine organizzato” è molto inquietante.
Se non fosse stato scritto da uno scienziato di fama internazionale la cui immagine professionale è inossidabile ed inattaccabile, sarebbe molto difficile potergli dar credito.
Due lauree (medicina e chimica) hanno dato la possibilità a Gøtzsche di lavorare direttamente per le aziende farmaceutiche sia come informatore reclutato a lanciare nuovi farmaci, sia come responsabile del prodotto stesso. Quindi un professionista che conosce molto bene come funziona il Sistema al suo interno
Ha diretto inoltre il prestigioso e indipendente Nordic Center della Cochrane Collaboration (1).

Nel libro del ricercatore, viene spiegato dettagliatamente, studio dopo studio come le aziende farmaceutiche sono riuscite a nascondere il fatto che i farmaci, al pari del tabacco, sono ikiller più spietati al mondo.
Le industrie grazie a suoi comportamenti fraudolenti sia nel campo della ricerca che promozione commerciale hanno da sempre tenuto nascosto la letalità dei loro prodotti, e non appena vengono fuori dati convincenti sulla loro pericolosità, vengono realizzate ricerche di scarsissima qualità e spesso queste ultime sono falsificate, ed arrivano a conclusioni opposte, generando volutamente confusione sia nell’opinione pubblica che nel mondo medico.
In questo modo le aziende guadagnano tempo e le persone continuano a prendere farmaci e a morire…
Per poter meglio comprendere i livelli di corruzione e amoralità che circolano all’interno delle principali multinazionali ecco un elenco non completo di condanne che hanno ricevuto.
Questa è solo una delle principali motivazioni delineate magistralmente nel libro che hanno permesso al dottor Gøtzsche di paragonare le lobbies della chimica e farmaceutica alle organizzazioni criminali. Anzi, queste ultime si macchiano di un numero minore di omicidi!
Le multe sono state giudicate come vere e proprie truffe, corruzione di medici, omissioni volontarie di eventi avversi, prescrizioni ‘off-label’ (fuori dalle indicazioni terapeutiche), promozioni illegali ed informazioni ingannevoli.

Pfizer: 2,3 miliardi di dollari nel 2009; Novartis: 423 milioni di dollari nel 2010; Sanofi-Aventis: 95 milioni di dollari nel 2009; Glaxo-SmithKline: 3 miliardi di dollari nel 2011; AstraZeneca: 520 milioni di dollari nel 2010; Johnson & Johnson: 1,1 miliardi di dollari nel 2012; Merck: 670 milioni di dollari; Eli Lilly: 1,4 miliardi di dollari nel 2009; Abbott: 1,5 miliardi di dollari nel 2012.
Dei 165 procedimenti giudiziari conclusisi con un patteggiamento (dal 1991 al 2010) le lobbies hanno sborsato 20 miliardi di dollari di sanzioni. A questi si devono aggiungere fino a luglio 2012 altri patteggiamenti per un totale di 10 miliardi di dollari.
Negli ultimi 15 anni, solo di patteggiamenti le cifre si aggirano sui 30 miliardi di dollari!
I farmaci generici, che posseggono lo stesso principio chimico ma sono molto meno cari perché il brevetto è scaduto, possono essere venduti dal mercato con una strategia di marchio mafioso. Basta che un’azienda avvii una causa legale contro il produttore del generico, muovendo l’accusa di aver violato la legislazione sui brevetti, anche se questa è del tutto priva di fondamento. L’autorizzazione per il generico slitta negli Stati Uniti automaticamente di ben 30 mesi.
In questo modo si riescono ad ottonere per diversi anni l’esclusiva sulle proprie molecole anche dopo la scadenza dei brevetti. Tutto questo impedisce di fatto l’utilizzo commerciale dei farmaci generici provocando un danno economico smisurato ai vari sistemi sanitari e alle persone.
Un’altra strategia commerciale usa la stereoisomericità delle molecole. I farmaci sono stereoisomeri, cioè composti da due metà speculari, dal punto di vista chimico, di cui solo una metà di esse è farmacologicamente attiva.



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Quando il brevetto del farmaco originale è in scadenza la società mette sotto brevetto la metà attiva delle due. Viene modificato il nome, aggiungendo per esempio una o più lettere davanti al precedente, e il farmaco-fotocopia viene immesso nel mercato per altri decenni. In questo modo ogni singolo farmaco viene brevettato per almeno due volte.
Esempio: Il citalopram (scaduto) è diventato escitalopram.

Un’altro modo è rimettere il farmaco in commercio ma per un disturbo diverso.
L’olanzapina era un principio attivo molto datato e quando il suo brevetto stava per scadere, la Eli Lilly riuscì ad avere un nuovo brevetto dimostrando che il farmaco induce un aumento del colesterolo nei cani inferiore però a quello di un altro farmaco che non è mai stato autorizzato. Tutto questo è pura follia, anche perché l’olanzapina aumenta il colesterolo più di quasi tutti i farmaci in commercio!
Ma questo non ha nessuna rilevanza perché grazie ad una campagna spietata di marketing  lo Zyprexa (nome commerciale dell’olanzapina) è divenuto l’antipsicotico più usato al mondo e nel 2005 ha portato guadagni per 4,2 miliardi di dollari.

Non tutti pero’ sanno che i farmaci fortemente innovativi nascono quasi tutti dalle ricerche pubbliche e non private. L’intera ricerca di base che ha consentito alla medicina moderna di poter progredire ed è stata realizzata dal settore no-profit (università, centri di ricerca, laboratori finanziati dai governi). Circa 15 dei 21 farmaci più importanti entrati nel mercato statunitense dal 1965 al 1992 sono stati sviluppati da finanziamenti federali.
Le aziende farmaceutiche investono nella ricerca di base per la scoperta di nuove molecole e di nuovi vaccini solo l’1% dei loro profitti, la maggior parte del denaro viene usato infatti per il marketing.
Al momento il solo requisito che viene considerato ancora vincolante per stabilire se un farmaco è efficace è la presenza di un effetto statisticamente significativo in soli due studi clinici randomizzati e controllati (dalle aziende stesse) a confronto con il placebo. Questo fine è facilmente raggiungibile, anche perché se l’azienda non raggiunge il proprio obiettivo può continuare a realizzarne altri, fino al momento in cui ce ne sono almeno due che cedono alle sue richieste.
La comparazione con il placebo non ci dice nulla purtroppo se il nuovo farmaco è migliore o peggiore di un farmaco che è già in commercio.

Le aziende hanno a disposizione svariate tecniche per manipolare gli studi clinici randomizzati che finanziano. Possiedono infatti vari sistemi per ingannare le agenzie di controllo e far approvare farmaci pericolosissimi per la salute umana.
Se le dimensioni del campione sono sufficientemente ampie, uno degli effetti del farmaco assumerà valori statisticamente significativi e il farmaco verrà approvato anche se è pericoloso per la salute pubblica.
La storia insegna che esistono moltissimi farmaci entrati in commercio e poi ritirati dopo aver causato vere e proprie stragi. Le aziende sono a conoscenza che un farmaco rischia di uccidere centinaia di migliaia di persone? Nessun problema, per i produttori questo non ha nessuna importanza, se quel farmaco farà guadagnare miliardi di dollari.
Si calcola il Vioxx della Merck abbia ucciso oltre 120.000 persone; il Celebrex della Pfizer circa 80.000, e altro ancora…

Fonte: https://www.disinformazione.it/medicine_letali.htm